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Premessa
Non intendo lusingare gli imprenditori dicendo ciò che dico:
ossia che l’imprenditore è la figura stessa della normalità o salute psichica, perché collega normalmente pensiero-materia-lavoro(-corpo)-partner-profitto-universo.
Infatti io estendo la categoria “imprenditore” al prendere alla lettera, cioè sul serio, un’espressione come “affari amorosi”:
non c’è amore se non è affari (non vale necessariamente la reciproca, ossia non tutti gli affari sono amorosi);
estendo ancora la categoria, fino a distinguere gli intellettuali tra quelli che fanno affari intellettuali e quelli che non ne fanno;
potrei proseguire con i professionisti di tutte le professioni,
e anzi con tutta la vita quotidiana.
L’imprendere così esteso è ciò che pone l’individuo all’altezza del mondo, adeguato, competente, non infantile:
ebbene, lo “scarrafòne” di cui sto per dire”, l’oggetto a di J. Lacan, o il “narcisismo” di Freud, semplicemente non imprende (psicosi), o lo fa a scartamento ridotto (nevrosi) che è il regime più corrente delle nostre vite cioè della collettività.
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J. Lacan: libertà-guarigione-pensiero
Vengo ora a J. Lacan in forma di telegramma, seguirà libro .
Egli si è occupato della riduzione iniziale, nell’infanzia, delle risorse umane, quella che condizionerà il successivo andamento dell’economia e delle vite individuali.
Se uno voleva far ridere J. Lacan aveva un mezzo sicuro: bastava parlargli di libertà. Lo ha scritto anche per “guarire” (“mi fa ridere, gai-rire”, diceva) e per “pensiero”. Connessione notevole guarigione-libertà-pensiero, cui la coazione patologica si oppone. Poi, l’eccezione attuata da Freud.
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